L’Intervista a Rolando D’Angeli

Obiettivi, strategie e prospettive di sviluppo del mercato con il nuovo presidente Rolando D’Angeli

 Presidente può descriverci in sintesi che cosa è, e cosa fa ANAT & Spettacolo?

ANAT & Spettacolo è l’ Associazione di categoria che riunisce manager e impresari del settore musicale, televisivo e dello spettacolo nella suo significato più ampio, in questo senso, è la più antica in Italia.  Se, da un punto di vista puramente numerico, la nostra Associazione può sembrare riferirsi ad un ambito ristretto, è bene sottolineare che all’operato dei nostri Associati fa capo un indotto di molte migliaia di addetti e molteplici competenze che, in un momento così critico, rappresentano per il nostro paese un patrimonio economico, tecnico, professionale, culturale e artistico da preservare e sviluppare.

ANAT si occupa di tutelare gli interessi non solo dei suoi associati, ma anche di rappresentarli presso le Istituzioni, di difendere i loro interessi, di promuoverne la formazione, di offrire servizi e consulenze dal punto di vista giuridico e fiscale e di identificare strategie per sviluppare il settore e farlo crescere

Chi sono gli associati ANAT?

Stiamo parlando principalmente di Artisti, musicisti, tecnici (nelle varie forme e competenze richieste), scenografi. Ma anche impiegati, autisti e tante altre categorie che, direttamente o indirettamente, dipendono dalla nostra capacità e volontà imprenditoriale.

Complessivamente ci inseriamo infatti in una filiera economica di cui fa parte il turismo, la cultura, l’intrattenimento, l’enogastronomia e il settore alberghiero. Quindi, direi, un settore che rappresenta un punto di snodo di tanti interessi.

Quanto vale in termini economici il vostro settore?

Il nostro settore globalmente e quotidianamente muove valori economici consistenti e permette a tanti cittadini di vivere, formarsi una famiglia e partecipare alla vita del paese rimettendo in circolo i proventi del proprio lavoro. Come ripeto, oltre all’economia diretta, che si muove per effetto dell’organizzazione di spettacoli ed eventi, dobbiamo considerare i diritti d’Autore e d’immagine, ma più ancora influenziamo – come ripeto – un indotto enorme nel settore dei servizi, del turismo, della cultura che, specie in un paese come l’Italia, per il quale l’ospitalità e tutto ciò che ad essa è connesso, ha un valore strategico ed economico fondamentale. Facendo comunque una stima prudenziale, approssimata e limitata all’attività specifica, potrei quantificare il mercato in circa 350/450 milioni di Euro. Ma , attraverso un indotto estremamente intrecciato e articolato il valore supera ampiamente il miliardo e mezzo di Euro.  Certo, un valore ridotto rispetto a quello del mercato automobilistico o del turismo in senso globale, ma molto interessante proprio per l’indotto e per il suo valore strategico.

Vi sentite trascurati dalle Istituzioni?

Molto spesso questo settore è stato trascurato dalle Istituzioni, ma un po’ anche per colpa nostra. Per molti anni abbiamo vissuto di egocentrismo mentre invece, dal mio punto di vista, per uscire dalla crisi c’è bisogno di un grande senso di solidarietà e spirito di collaborazione.

In generale devo però dire che il nostro settore ha sempre dato, seppure in condizioni non ideali, il suo contributo all’economia dell’Italia, al suo sviluppo economico e ,aggiungerei, anche a quello culturale.

Penso ad esempio ai contributi ENPALS che, nei decenni passati, gli addetti del nostro settore – non solo quelli più noti e fortunati – hanno versato come fondo previdenziale e sui quali si sta dibattendo relativamente al loro accorpamento ad altri fondi previdenziali.

Possiamo parlare di settore a rischio?

E’ evidente che  una crisi globale come quella che stiamo vivendo mette in crisi  in primo luogo tutto ciò che non è essenziale. E certamente tra il fare la spesa settimanale, pagare la luce e comprare dei biglietti per uno spettacolo non ci sono dubbi tra ciò che è essenziale e ciò che non lo è. Questa situazione certamente fa del nostro settore uno dei settori più a rischio .Tutta questa filiera economica e professionale che, seppure riferita al cosiddetto mondo dell’evasione , ha un valore è una produttività economica consistente, anche sotto forma di contributi versati all’erario, rischia di scomparire. Ma non è solo questo il problema.

Quali sono i problemi da affrontare più urgentemente?

 C’è un rischio di caduta verticale – in parte già in atto – a causa di disfunzioni gravi, anche nella chiarezza del rapporto fiscale e contributivo con l’Erario, il quale spesso non è in grado di darci risposte esaurienti e univoche sulle domande che rivolgiamo. Non sappiamo spesso qual è il regime fiscale più corretto, ci troviamo spesso stretti in una serie di normative nate probabilmente per altri settori e che, quindi, non tengono conto di specifiche problematiche relative alla nostra attività

Parlo anche dell’Economia sommersa, che invece noi vogliamo che emerga poiché, siamo convinti, solo in un rapporto corretto, di reciproca fiducia tra l’imprenditore e  lo Stato, caratterizzato da regole chiare, certe e rispettate da tutti, l’economia possa risollevarsi.

Parlo poi di sicurezza del lavoro e di standard codificati che devono essere imposti e rispettati da tutti. Gli ultimi eventi di cui si è parlato perché relativi a tournée di artisti famosi fanno riflettere su questo punto e impongono l’applicazione di regole certe e univoche per tutti.

E aggiungo l’impegno che ANAT ha assunto in relazione all’eliminazione del lavoro nero. Questo fenomeno è una vera piaga del settore e stritola proprio gli imprenditori onesti e corretti annullando la possibilità di essere competitivi rispetto a chi offre – ponendosi al di fuori della legge – pagamenti “in nero”.

Allo stesso tempo chiediamo regole adatte al nostro settore, formate ascoltando chi, come noi, quotidianamente opera al suo interno, ed è in grado quindi di fornire indicazioni e soluzioni basate sull’esperienza pratica dei problemi di ogni giorno.

Quanto conta il fattore tempo in questa situazione?

Il fattore tempo è decisivo. Il nostro è un settore, come succede per la gran parte del nostro paese, formato da migliaia di piccole e medie imprese. La cosiddetta PMI che è al momento l’ossatura dell’economia italiana. Strutture che vanno da uno a poche decine di addetti e per questo soggette anche una maggiore mortalità. Una mortalità, mi permetto di dire, che l’Italia non si può permettere, nel nostro come in altri settori.

Ogni Azienda che chiude è una sconfitta per il paese ma è anche una tragedia professionale, economica e umana per tanti italiani e tante famiglie.

Presidente, cosa c’è da fare subito per uscire dalla crisi?

Penso che l’unico modo per identificare soluzioni e ridare nuovo impulso al settore che rappresento sia lavorare insieme e avere un interscambio continuo e permanente. Un impegno che si trasformi però in soluzioni concrete e reali e non soltanto in ipotesi di lavoro.

Per questo, nei primi mesi della mia Presidenza, ho promosso e cercato – oltre a un generale rinnovamento della Struttura associativa – un contatto diretto con tutte le Istituzioni interessate al nostro settore: dalla Presidenza del Consiglio, al Ministero dell’Economia, Da quello dello Sviluppo economico a quello dei Beni e delle Attività Culturali.

Spero che da tutti questi contatti nasca un tavolo permanente di lavoro per affrontare concretamente i problemi che ho elencato.

Desidero inoltre dare fiducia ai giovani promuovendo corsi di formazione e stage che permettano a tutti coloro che vogliano avvicinarsi al nostro mondo, un accesso corretto e professionale.

Infine voglio dare sicurezza a chi già in questo settore opera, fornendogli prospettive, speranze e la convinzione che questo settore può dare ancora certezze per il futuro.

Le grandi sfide non la spaventano Presidente?

 La mia vita in certo senso è stata sempre una sfida e proprio la mia indole di combattente mi ha permesso di vincerne parecchie. Spero sia così anche per questa.

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